A Perdasdefogu c’è un bar dove, fino a non molto tempo fa, dietro al bancone lavorava un uomo di novantacinque anni. Si chiamava Adolfo Melis. Era uno dei nove fratelli di una famiglia che nel 2012, e poi ancora nel 2013, nel 2014 e nel 2015, ha ottenuto dal Guinness World Record il primato di famiglia più longeva del mondo: nove fratelli viventi che, sommati, facevano 837 anni. Quando ad agosto 2015 il record è stato riconfermato — questa volta per otto componenti — la somma era di 745 anni e 210 giorni. La maggiore, Consolata, sarebbe arrivata a 108. La più giovane, Mafalda, aveva 78 anni e veniva chiamata “la giovane”.

Vale la pena partire da qui, da un bar di paese in Ogliastra dove un quasi centenario serviva i caffè. Non è un dato astratto. È un gesto: stare in piedi dietro a un bancone a novantacinque anni, perché si è sempre fatto così.

Come i cerchi blu sono finiti sulla mappa

La definizione di “zona blu” nasce in modo molto concreto, quasi artigianale. All’inizio degli anni Duemila il medico e statistico Gianni Pes e il demografo belga Michel Poulain girarono decine di comuni sardi a leggere registri di nascita e di morte negli archivi comunali. Cercavano l’indice di longevità estrema, la percentuale di persone nate tra il 1880 e gli anni successivi che avesse raggiunto il secolo. Già nel 1999, a una conferenza internazionale, Pes aveva annunciato che la provincia di Nuoro era l’area con la più alta concentrazione di centenari conosciuta. Quando individuavano un’area particolarmente densa, i due la cerchiavano in blu sulla mappa. Da lì il nome.

Lo studio fondativo, Identification of a geographic area characterized by extreme longevity in the Sardinia island: the AKEA study, è uscito su Experimental Gerontology nel settembre 2004. Da allora le zone blu nel mondo sono diventate cinque, e l’Ogliastra è una di queste. I comuni montani che ricadono nell’area sono Villagrande Strisaili, Arzana, Talana, Baunei, Urzulei, Ulassai e Perdasdefogu.

Sono numeri piccoli. La provincia dell’Ogliastra — soppressa nel 2016, riattiva dal 2025, con capoluoghi Tortolì e Lanusei — conta 53.722 abitanti distribuiti su 1.855 chilometri quadrati: meno di ventinove persone per chilometro quadrato. Tortolì, che è il comune più grande, ne ha 10.978.

Villagrande Strisaili, dove gli uomini vivono quanto le donne

Villagrande Strisaili è il nome che ricorre più spesso nella letteratura scientifica sull’Ogliastra, e per una ragione precisa. Nel paese — poco più di tremila abitanti — sono stati identificati, a partire dal secondo dopoguerra, 46 centenari: 21 donne e 25 uomini. Il dato non è soltanto alto in assoluto: è anomalo nella proporzione. Ovunque, nel mondo, le donne vivono mediamente più a lungo. Qui no. Un articolo del 2011 indicizzato su PubMed lo dice già nel titolo: A population where men live as long as women: Villagrande Strisaili, Sardinia.

Eurispes ha messo in fila i numeri così: negli Stati Uniti nasce un centenario ogni diecimila nati; a Villagrande Strisaili, uno ogni settanta. È la cifra che, da sola, spiega perché ricercatori, fotografi e troupe televisive continuano a salire fin quassù. Nel febbraio 2016 il fotografo Romolo Eucalitto ha inaugurato proprio nell’aula consiliare del paese una mostra in cui gli anziani — cinque dei quali centenari — avevano posato nei loro contesti abituali: la famiglia, il tempo libero, il lavoro. Non studio: cucina, ovile, orto.

Cosa c’è nei piatti

La dieta dell’Ogliastra usa quello che c’è, e quello che c’è è poca carne e molte piante. Il pane è integrale — il carasau è il più riconoscibile, ma non l’unico — e accompagna quasi tutto. I legumi (fave, fagioli) entrano nelle minestre di tutti i giorni. Le verdure selvatiche, raccolte nei campi e ai bordi delle strade, finiscono nei soffritti e nelle zuppe: il finocchietto è il più noto.

Il pecorino viene da pecore al pascolo e contiene quantità apprezzabili di omega-3. Il latte di capra e di pecora — ricco di calcio e fosforo — è una presenza quotidiana, in tavola o trasformato. Il Cannonau si beve in dosi moderate, di solito ai pasti. La carne rossa arriva nelle festività, non nei pranzi feriali.

È la cucina che le famiglie facevano quando non c’erano alternative. Vista da un laboratorio di geriatria, è un manuale di alimentazione antinfiammatoria.

Michela, la pastora classe 1994

A tenere insieme tutto questo c’è una geografia del lavoro che non si è ancora del tutto sciolta. La pastorizia non è qui una memoria folkloristica: è un mestiere che si tramanda, e qualcuno, anche nelle nuove generazioni, lo sceglie. Michela Agus, classe 1994, è titolare di una sua azienda in Ogliastra. Pratica anche la transumanza, lo spostamento stagionale delle greggi tra le quote. Tre generazioni prima di lei, in famiglia, facevano lo stesso mestiere.

È un dettaglio che vale la pena tenere a mente quando si parla di longevità. Non è solo che gli anziani camminano: è che il lavoro fisico costante — salire, scendere, mungere, spostare animali — fa parte del paesaggio sociale. Si invecchia in mezzo a persone che lavorano col corpo, e spesso si continua a farlo a propria volta. Adolfo Melis, dietro al bancone a 95 anni, era l’epilogo urbano della stessa logica.

Il gesto di tenere in casa

Quando Dan Buettner ha girato per Netflix la docu-serie Live to 100: Secrets of the Blue Zones, uscita il 30 agosto 2023, uno degli episodi sardi è stato dedicato a Baunei, sulla costa rocciosa dell’Ogliastra. L’osservazione che ne emerge è meno spettacolare delle vette panoramiche del paese, ma centrale: i centenari di Baunei sono accuditi in casa, dai familiari, e sono considerati depositari di esperienza. Non sono confinati altrove. Restano dove sono sempre stati, in mezzo a figli, nipoti, vicini.

È un dato culturale prima che sanitario. La struttura familiare estesa, la prossimità fisica fra le generazioni, la legittimità riconosciuta al vecchio: sono ingredienti che non finiscono nei grafici della pressione arteriosa, ma che ricorrono ostinatamente nei racconti dei ricercatori che da vent’anni risalgono questi paesi.

A Perdasdefogu — i locali la chiamano Foghesu — questa consapevolezza è diventata anche istituzionale. Il paese ha depositato al ministero dello Sviluppo un proprio logo e ha aperto un Museo della longevità. È una comunità che ha capito di avere fra le mani qualcosa di raro e ha deciso di prendersene cura.

Cosa si vede, davvero, camminando

L’Ogliastra non si presenta come una cartolina della longevità. Non c’è un’iconografia evidente, non ci sono insegne. Si vede una signora che impasta in cucina con la porta aperta sulla strada. Si vede un uomo anziano seduto su una sedia di paglia davanti a casa, a metà mattina, che saluta chi passa. Si vede un gregge che attraversa una strada provinciale e blocca il traffico per due minuti, e nessuno suona il clacson. Si vede un bar pieno di gente di tutte le età, in piedi al bancone, alle undici.

Sono i gesti minimi che gli statistici hanno provato a misurare e che i fotografi hanno cercato di fissare. Camminare ogni giorno per ragioni pratiche, non sportive. Mangiare insieme. Lavorare con le mani. Far parte di una rete di persone che si conoscono per nome. Tenere in casa chi è anziano. Bere un bicchiere di Cannonau, non una bottiglia.

Quando si torna giù verso la costa, verso Tortolì e il mare, viene da pensare che la zona blu non sia esattamente un luogo: è una somma di abitudini che, in questi paesi di montagna, hanno trovato il modo di sopravvivere abbastanza a lungo da diventare misurabili.

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